lunedì 20 novembre 2006

LETTERA APERTA ALLA FAMIGLIA DI QUEL GIOVANE DOWN UMILIATO IN CLASSE

Come "Amministratore di Sostegno" di un ragazzo Down mi rivolgo alle famiglie di quegli inqualificabili adolescenti che hanno offeso e umiliato la dignità di un loro coetaneo visibilmente indifeso non per accusarle, ma per biasimarle e nel contempo compatirle. Le compatisco e le biasimo perché sicuramente non capiscono che il gesto dei loro figli testimonia la perdita dei migliori valori che l’essere umano elabora fin da quell’età. La cieca bravata perpetrata nei confronti di ragazzi del genere, per tipi come questi, non è segno di viltà, ma di vanagloria per cui crederanno di andarne fieri. Chissà mai se nel tempo riuscirannio ad intravvedere la ricchezza di sentimenti di cui è portatore un disabile come il Down che potrebbe aiutarli a riscattarli dal decadimento morale in cui sono precipitati! E’ evidente che nessuno, tanto meno la scuola che frequenta, ha loro insegnato che queste persone celano una latente angoscia esistenziale al pari di un qualunque adolescente, ma sempre con grande dignità, dal momento che, come pochi, riescono perfettamente a percepire l'atmosfera che li circonda, ma a non saper reagire per la tenerezza connaturata al loro status. Spesso ci accorgiamo, quando è ormai tardi, che il più delle volte sono proprio gli altri a farli sentire diversi. Altro che incapaci di emozioni! Altro che docili e tranquilli come comunemente si pensa! Difatti il giovane ha tentato di reagire, ma non più di tanto. Sicuramente sono degli “incassatori” perché privi della capacità di affrontare la competizione della vita. Ma la loro sofferenza maggiore per un’umiliazione subita sta tutta qui: nel non avere il coraggio di reagire per non umiliare l’aggressore. E’ un paradosso, ma è così; purtroppo è del ragazzo affetto dalla sindrome di Down, dell’autistico o di qualunque altro disabile intellettivo. Per questa ragione quel gesto subìto rimarrà indelebile nella sua memoria con un danno incalcolabile. Non mi sento quindi di condannare tout-court le famiglie di quei quattro “bulli”, ma di sostenere con la mia solidarietà la famiglia del ragazzo Down cui dedico queste riflessioni. Se è vero che quanto accaduto scaturisce anche da una insensibilità degli insegnanti, incapaci di preparare la scolaresca, è pur vero che deriva da una connaturata immaturità di alcuni, per cui la presenza di un “diverso” può mettere in discussione sé stessi e le loro sicurezze. In ogni caso verso questo ennesimo fatto di insolenza sento una profonda compassione per l’aridità d’animo e la profonda incapacità di amore di cui sicuramente molti di coloro che circondano questo disabile sono portatori.Vi ringrazio per l’attenzione, e spero che qualcuno di animo nobile integri con altre riflessioni su fatti gravissimi come questi che stanno contribuendo ad avvelenare la civile convivenza nel nostro Paese.