Rivolgo una calorosa raccomandazione al prossimo governo che, speriamo, sia il “Popolo della Libertà”.
E’ indispensabile che il prossimo Governo ed il Parlamento ridefiniscano puntualmente le regole sull’INTEGRAZIONE DEGLI EXTRACOMUNITARI, laddove in tutti gli Stati d’Europa è fallita (tranne che in Germania), partendo dai principii che le ispirano. Il problema, di cui al titolo, viene sollevato da Carlo Panella su l’Occidentale on-line di oggi, allorché il comune di Milano ha rifiutato l’iscrizione alla scuola materna ad un bambino italiano, figlio di italiani (sarà suo figlio o il suo nipotino poco importa), mentre viene concessa via libera ai figli degli immigrati clandestini… Fatto sta che questo bambino non potrà accedere in alcuna materna di Milano perché lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di quella città.
E’ la lampante conseguenza del vuoto normativo che governi ideologici ci hanno lasciato in eredità, concedendo così campo libero ai giudici dei Tribunali di decidere a loro piacimento, i quali a loro volta hanno per riferimento unicamente una direttiva europea, la “Convenzione dei diritti del fanciullo dell’Onu”. Si noti che la ratifica del Governo italiano è avvenuta solo ed unicamente relativamente all’abuso sessuale e allo sfruttamento sessuale (cfr.: Legge 11 marzo 2002 n. 46)
Una follia normativa quella di delegare alle Amministrazioni comunali (senza alcuna cabina di regia, senza alcun riferimento normativo del Parlamento), sì da creare il caos tra gli 8.000 e passa Comuni che, come sappiamo, si stanno regolando a loro piacimento tanto che alcuni lo consentono ed altri no, là dove non vale per i figli degli italiani che ne godono solo dalle elementari in su. Si badi bene, la circolare della Moratti non aveva affatto criteri fiscali, ma prevedeva totale discrezionalità alle scuole materne in attesa di regolarizzazione e che riguardava – salvo discrezionalità per ragioni umanitarie - solo e unicamente i bambini figli di clandestini non regolarizzabili. Come sempre, il vuoto normativo è stato prontamente riempito dalla magistratura che si è messa a legiferare, imponendo criteri tanto politically correct quanto dannosi.
Giustamente il Panella, molto civilmente, si domanda: come può il magistrato di Milano confondere l’enunciato di una Convenzione con una norma legislativa? E’ errore drammatico, di gravità eccezionale che avrà affetti sempre più dirompenti.
L’Italia è ormai un paese a immigrazione forte e matura, “mentre la sinistra si balocca nella demente illusione che il problema vada affrontato regalando soldi e moschee a imam che si rifiutano persino di dare la mano a una donna”. Una politica che ha fornito un “privilegio” di attenzione agli immigrati musulmani assolutamente immotivato rispetto agli immigrati cristiani o di altre fedi, che permette ai filo fondamentalisti e antisemiti dell’Ucoii di lucrare ampi profitti.
Se questi sono i fatti, io con lui concludiamo che è l’ennesima tegola caduta sulla testa dell’infaticabile Berlusconi che dovrà prendere il dossier in mano e svilupparlo con urgenza sin dalla prossima legislatura.
Francesco Pugliarello
martedì 12 febbraio 2008
lunedì 11 febbraio 2008
Una poesia. " A GESU' CRISTO"
"A gesù Cristo"
(Una boccata di ossigeno nell’asfissiante presente dalla mia cara amica).
Sulle grige pareti della scuola
quand’ero ancor piccina io ti vidi,
figura uscita da una triste fola;
per me arrivavi da lontani lidi.
Col passare degli anni, nel mio cuore
entrasti di soppiatto e poi m'avvidi
che in croce fosti messo pel tuo amore,
per riscatatre l’uomo dal peccato
e ricondurlo al Padre dalle’rrore.
Chi vien dall'ingiustzie calpestato
trova rifugio in te come in un porto;
pur l'uomo dalla malattia provato,
cerca tra le tue braccia il suo conforto.
Nei genocidi dell’eterna guerra
sei colui che rimedia ad ogni torto.
Chi t'ama gira per valli e monti,
pianure e tutti gli angoli del mondo
a mostrar della pace gli orizzonti;
ma se ti cerca pure un errabondo,
non va lontano e ti ritrova sempre
in ogni creatura sofferente.
Rosa Pia Vermiglio Negro (da: “La mia strada”, IPS Ovada, 1998
(Una boccata di ossigeno nell’asfissiante presente dalla mia cara amica).
Sulle grige pareti della scuola
quand’ero ancor piccina io ti vidi,
figura uscita da una triste fola;
per me arrivavi da lontani lidi.
Col passare degli anni, nel mio cuore
entrasti di soppiatto e poi m'avvidi
che in croce fosti messo pel tuo amore,
per riscatatre l’uomo dal peccato
e ricondurlo al Padre dalle’rrore.
Chi vien dall'ingiustzie calpestato
trova rifugio in te come in un porto;
pur l'uomo dalla malattia provato,
cerca tra le tue braccia il suo conforto.
Nei genocidi dell’eterna guerra
sei colui che rimedia ad ogni torto.
Chi t'ama gira per valli e monti,
pianure e tutti gli angoli del mondo
a mostrar della pace gli orizzonti;
ma se ti cerca pure un errabondo,
non va lontano e ti ritrova sempre
in ogni creatura sofferente.
Rosa Pia Vermiglio Negro (da: “La mia strada”, IPS Ovada, 1998
domenica 10 febbraio 2008
Handicap: la sfida dei "Ragazzi di Sipario"
– Un esempio che merita essere replicato -
La sfida lanciata appena tre mesi dall’apertura al pubblico del ristorante “I ragazzi di Sipario” a conti fatti pare stia vincendo. Il ristorante, esperienza unica in Italia, gestito da ragazzi con disabilità intellettiva e sensoriale che si chiama “I ragazzi di Sipario” ogni giorno fa il pienone. E’ situato nel cuore di Firenze, in quel borgo che nell’alto medioevo era fuori dalle mura. Il quartiere è noto per aver dato i natali a Vasco Pratolini dove, proprio in quell’antico quartiere, svolse per un certo tempo l’attività di cameriere di ristorante, divenendo poi famoso col romanzo “Le ragazze di San Frediano”.
Sarà il costo contenuto per un pranzo completo (10 euro), sarà la gioiosa atmosfera familiare che in esso si respira, fatto sta che il ristorante da 40 coperti già viaggia a pieno regime. In esso ci lavorano 17 ragazzi entusiasti di questa attività, coordinati da un “maitre” e da uno “chef” professionali. La brillante idea partorita dalla fervida mente di una famiglia, anch’essa colpita dello stesso “problema”, col sostegno della Cassa di Risparmio, ha lo scopo di avviare i ragazzi al mondo del lavoro, dando loro la meritata dignità di persone capaci. Quasi tutti provengono dalle scuole alberghiere o sono stagisti.
I ragazzi, animati da spirito di squadra e volontà di apprendere, accolgono i clienti del quartiere ma anche turisti, tanto che periodicamente i più dotati, seguono lezioni di inglese sul posto. Varcare la soglia del ristorante in via dei Serragli 104 per me ha significato entrare a contatto con un mondo in cui ogni disabilità è superata dai sorrisi e dall’impegno che questi giovani mettono nel loro lavoro.
In breve tempo questo “endroit” è diventato anche un luogo di aggregazione dove cordialità, calore umano, ambiente ospitale e convivialità rievocano il piacere di un tempo: quello di stare insieme, creando nuove possibilità di socialità legata al momento del pasto. Il progetto, secondo il presidente Marco Martelli Calvelli, ha un duplice scopo: rendere questi ragazzi protagonisti del proprio destino e mettere fine all’epoca dell’assistenzialismo dove il disabile è visto come soggetto passivo di solidarietà .
Il nobile fine che si propone una tale iniziativa, può rappresentare uno dei tanti esempi di imprenditorialità da poter essere replicata in ogni ambito del nostro Paese.
Francesco Pugliarello
La sfida lanciata appena tre mesi dall’apertura al pubblico del ristorante “I ragazzi di Sipario” a conti fatti pare stia vincendo. Il ristorante, esperienza unica in Italia, gestito da ragazzi con disabilità intellettiva e sensoriale che si chiama “I ragazzi di Sipario” ogni giorno fa il pienone. E’ situato nel cuore di Firenze, in quel borgo che nell’alto medioevo era fuori dalle mura. Il quartiere è noto per aver dato i natali a Vasco Pratolini dove, proprio in quell’antico quartiere, svolse per un certo tempo l’attività di cameriere di ristorante, divenendo poi famoso col romanzo “Le ragazze di San Frediano”.
Sarà il costo contenuto per un pranzo completo (10 euro), sarà la gioiosa atmosfera familiare che in esso si respira, fatto sta che il ristorante da 40 coperti già viaggia a pieno regime. In esso ci lavorano 17 ragazzi entusiasti di questa attività, coordinati da un “maitre” e da uno “chef” professionali. La brillante idea partorita dalla fervida mente di una famiglia, anch’essa colpita dello stesso “problema”, col sostegno della Cassa di Risparmio, ha lo scopo di avviare i ragazzi al mondo del lavoro, dando loro la meritata dignità di persone capaci. Quasi tutti provengono dalle scuole alberghiere o sono stagisti.
I ragazzi, animati da spirito di squadra e volontà di apprendere, accolgono i clienti del quartiere ma anche turisti, tanto che periodicamente i più dotati, seguono lezioni di inglese sul posto. Varcare la soglia del ristorante in via dei Serragli 104 per me ha significato entrare a contatto con un mondo in cui ogni disabilità è superata dai sorrisi e dall’impegno che questi giovani mettono nel loro lavoro.
In breve tempo questo “endroit” è diventato anche un luogo di aggregazione dove cordialità, calore umano, ambiente ospitale e convivialità rievocano il piacere di un tempo: quello di stare insieme, creando nuove possibilità di socialità legata al momento del pasto. Il progetto, secondo il presidente Marco Martelli Calvelli, ha un duplice scopo: rendere questi ragazzi protagonisti del proprio destino e mettere fine all’epoca dell’assistenzialismo dove il disabile è visto come soggetto passivo di solidarietà .
Il nobile fine che si propone una tale iniziativa, può rappresentare uno dei tanti esempi di imprenditorialità da poter essere replicata in ogni ambito del nostro Paese.
Francesco Pugliarello
sabato 2 febbraio 2008
Kamikaze Down, ORRORE E INCREDULITA'
Perché tra i tanti storpi e handicappati che questi infami governi con la loro politica repressiva e misogina hanno prodotto, preferiscono usare persone Down? Perché nessuno accetta più di suicidarsi per la loro infame causa terrorista? No, assolutamente no, non è così, perché stanno pescando tra coloro che non torcerebbero una zampa ad una mosca, tra coloro che chiedono ed offrono amore in questo mondo di infami, tra coloro che non conoscendo odio e rancore verso alcuno, possono fare il loro gioco.
Per la nostra mentalità, plasmata da una fede e da una cultura diametralmente opposte alla loro, è un debito che dobbiamo al rispetto all’essere umano, specie quando trattasi degli “ultimi”, perché è da essi che traiamo la linfa vitale e pertanto ci procura orrore, e non poco, quando degli ignari ragazzi o ragazze vengono usati come carne da macello per occultare le nostre debolezze umane.
Perciò l’odio verso questi esseri fragili e indifesi è odio contro sé stessi, contro l’incapacità di reagire ai soprusi perpetrati nei secoli contro la stessa razza umana. Non oso più chiamarli bestie coloro che usano persone Down per il proprio tornaconto, ma LARVE UMANE, peggio dei nazisti che, almeno torturavano senza procurare stragi di innocenti sulle pubbliche piazze.
Non ci posso credere. Una signora musulmana dell’Arabia Saudita, sociologicamente preparata, tempo fa mi confidava che proprio le persone affette da sindrome di Down ( o trisomia 21) nei paesi musulmani vengono considerate addirittura “un’icona, perché esseri innamorati della vita” e mi testimoniava che proprio verso questi soggetti il popolo arabo-musulmano ha una grande venerazione, non foss’altro che per la tenerezza che suscitano in chi li avvicina, tanto che, nella loro cultura sono protetti e considerati “saggi”, ovviamente “la tipica saggezza di chi vive lontano… dalle bassezze umane”.
Se risulta al vero quanto mi testimoniava questa signora, ora attendo la reazione della gente di fede musulmana, non solo di Magdi Allam che ha stigmatizzato questa atrocità oggi al TG1. Se ciò non avverrà, sarà per me ancor più fondata la convinzione che il musulmano, a qualunque nazionalità appartenga è un popolo di gente pericolosa e ipocrita.
Francesco Pugliarello
Per la nostra mentalità, plasmata da una fede e da una cultura diametralmente opposte alla loro, è un debito che dobbiamo al rispetto all’essere umano, specie quando trattasi degli “ultimi”, perché è da essi che traiamo la linfa vitale e pertanto ci procura orrore, e non poco, quando degli ignari ragazzi o ragazze vengono usati come carne da macello per occultare le nostre debolezze umane.
Perciò l’odio verso questi esseri fragili e indifesi è odio contro sé stessi, contro l’incapacità di reagire ai soprusi perpetrati nei secoli contro la stessa razza umana. Non oso più chiamarli bestie coloro che usano persone Down per il proprio tornaconto, ma LARVE UMANE, peggio dei nazisti che, almeno torturavano senza procurare stragi di innocenti sulle pubbliche piazze.
Non ci posso credere. Una signora musulmana dell’Arabia Saudita, sociologicamente preparata, tempo fa mi confidava che proprio le persone affette da sindrome di Down ( o trisomia 21) nei paesi musulmani vengono considerate addirittura “un’icona, perché esseri innamorati della vita” e mi testimoniava che proprio verso questi soggetti il popolo arabo-musulmano ha una grande venerazione, non foss’altro che per la tenerezza che suscitano in chi li avvicina, tanto che, nella loro cultura sono protetti e considerati “saggi”, ovviamente “la tipica saggezza di chi vive lontano… dalle bassezze umane”.
Se risulta al vero quanto mi testimoniava questa signora, ora attendo la reazione della gente di fede musulmana, non solo di Magdi Allam che ha stigmatizzato questa atrocità oggi al TG1. Se ciò non avverrà, sarà per me ancor più fondata la convinzione che il musulmano, a qualunque nazionalità appartenga è un popolo di gente pericolosa e ipocrita.
Francesco Pugliarello
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