venerdì 27 marzo 2009

Matrimonio negato a un paraplegico

Il vescovo di Viterbo rifiuta di celebrare le nozze di una coppia. Lui è paraplegico, non può garantire potenza procreativa.
La notizia colpisce davvero molto.
Non tanto perché fa scoprire che ora la Chiesa se la prende pure con le persone diversamente abili (o forse in Vaticano preferiscono chiamarle “disordinatamente abili”, ricalcando la definizione degli omosessuali come “moralmente disordinati”?). Insomma, un odio in più qua, una fobia in più là... alla fine che differenza fa? Il fatto che all'antisemitismo, alla misoginia, all'islamofobia, all'omofobia, a tutte queste amenità che hanno caratterizzato la storia millenaria della Chiesa, si aggiunga pure l'handifobia ( parola davvero brutta, ahimè...) non è che cambi molto le cose, in fin dei conti.
No, quello che crea sgomento (beh, insomma, più che altro una sorpresa un po' sbigottita, a dire il vero) è immaginare una giovane coppia cattolica che decida di sposarsi.
Come ben sappiamo (e come questa tristissima vicenda ci ricorda), per la Chiesa il matrimonio è finalizzato solo ed esclusivamente alla procreazione. Dunque, la Chiesa considera un vero e proprio non-sense il matrimonio tra persone che, per qualsiasi ragione (impotenza, paraplegia, omosessualità...), non possano procreare. E di conseguenza esclude dal matrimonio queste persone.
Il matrimonio cattolico è un sacramento. E quindi va preso molto sul serio. Non è cosa su cui scherzare, giocare o “provare e poi chissà”. Immagino quindi che ogni pia coppia cattolica debba essere richiamata alla necessità di accertarsi, prima di sposarsi, che entrambi i componenti siano potenzialmente in grado di generare prole, al fine di evitare di utilizzare un sacramento senza che si possano produrre le finalità per le quali esso è concepito. Insomma, è importante accertarsi con adeguata sicurezza della fertilità dei promessi sposi. E questo si può fare con semplici esami clinici.
Ora, io non sono né un teologo né un medico, ma mi sembra che una grande minaccia si profili all'orizzonte. O forse sono io a sbagliarmi (e quindi ringrazio tutti coloro che saranno così gentili da segnalare nei commenti ogni tipo di errore o di imprecisione presente in questo post).
Dicevo... Io di come la teologia affronta il tema delle analisi sulle cellule uova non so praticamente nulla. So qualcosina di più sui “cugini” spermatozoi. E proprio attorno a questi birichini nasce l'intoppo.
Per determinare clinicamente la fertilità del maschio biologico, a quanto ne so, non si può fare a meno della “materia prima”: lo sperma. Sostanza producibile con semplicità e in abbondanza, di solito. Ma i cattolici (quelli che davvero seguono i dettami della Chiesa Cattolica Romana, non quelli che vanno a messa e pregano Padre Pio per hobby) sono abbastanza “insoliti”. E per loro raccogliere quella minima quantità di sostanza bianca utile alle analisi è decisamente complesso.
La soluzione più semplice, la masturbazione, è ovviamente esclusa: è peccato grave e rende ciechi (e poi non si potrebbero più ammirare le splendide scarpette trendy di S.S. Ratzinger?).
L'eiaculazione cattolica può avvenire solo durante una penetrazione pene-vagina.
In questo caso, come consigliano i medici cattolici, è possibile raccogliere cattolicamente lo sperma all'interno di preservativi cattolicamente bucati... e che i buchi siano abbastanza larghi, mi raccomando (non è uno scherzo: http://www.zenit.org/article-11294?l=italian).
Tutto bene? Non proprio. Perché l'eiaculazione cattolica può avvenire solo all'interno della coppia sposata.
Ricapitolando: il maschietto della coppia cattolica può produrre (e poi raccogliere) sperma solo attraverso una pratica permessa esclusivamente tra persone sposate. Il problema è che a lui serve raccogliere lo sperma prima di sposarsi!
Non gli rimangono che tre strade:
1) commettere peccato masturbandosi o, peggio, con il sesso pre-matrimoniale;
2) sposarsi senza sapere se si è fertili, quindi rischiando di concludere un matrimonio che va contro alle sue sacre finalità;
3) rinunciare al matrimonio (e con esso al sesso e alla procreazione).
Personalmente, non mi piace pensar male di nessuno. E quindi sono sicuro che tutte le coppie cattoliche siano così pie, coerenti e devote ai dettami della Santa Chiesa da rinunziare alla tentazione offerta dalle prime due alternative. Sicuramente sceglieranno la terza strada, accettando la croce che con amore il Signore offre loro.
E così i cattolici non procreeranno più. Sarà la loro grande estinzione .
Dispiace un po', in fondo in fondo. Però questo è il destino di tutti i dinosauri.

Da Pandemonium http://noirpink.blogspot.com/2008/06/attualit-il-matrimonio-negato-e-la.html

Quando la Chiesa si decide ad emarginare i vecchi prelati?

Da lunghissimo tempo la cosiddetta impotentia coeundi è uno degli impedimenti che rendono nullo un matrimonio cattolico. Questo non perché la procreazione sia l'unica finalità (è dagli anni '60 che la chiesa ha cambiato leggermente la forma: la prima finalità è l'amore, la seconda è la procreazione, ma sono da considerarsi unite e inscindibili)(Cfr.Codice di Diritto Canonico,canone 1084-2).

Se l'impotenza è dubbia prima delle nozze, il matrimonio non può essere impedito né dichiarato nullo”, è il parere di Gerardo Ronzoni, professore d'Urologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e primo presidente, nel 1980, dell'Associazione Italiana Paraplegici. Ronzoni, ha vari lavori scientifici alle spalle sul tema della disabilità e sessualità, ha diretto dal 1992 al 2003 ha diretto il reparto di Uro-Chirurgia per paraplegici del Policlinico Gemelli: ora è vice presidente dell'associazione "Handicap Noi e Gli Altri": e dirige l'Unità Operativa di Chirurgia Urologica del Gemelli presso il Complesso Integrato Columbus.
http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Senza_Barriere/Interviste_e_personaggi/info-2126083171.html

E' probabile che il vescovo era all’oscuro di questo parere scientifico o, da buon zelante burocrate, ha proceduto secondo i dettami canonici preconciliari: si dà il caso che la chiesa è ancora piena di settantenni e ottantenni nostalgici.
Sono andato a riscontrare anche il comunicato successivo della Curia in cui spiega che i fatti non si sono svolti come raccontati dai media. In un comunicato della curia viterbese, peraltro molto sibillino, concordato con gli interessati, si legge: “I termini della questione non sono quelli raccontati; a chi di dovere sono state offerte tutte le motivazioni di una realtà che non dipende nè da discrezionalità nè dall'intenzionalità dei soggetti”. Ribadisco che, anche se comprese nel Codice del Diritto Canonico, certe regole sono inique, vessatorie e umanamente sorpassate.

In ogni caso i due si sono sposati dopo due mesi in municipio. Come si vede l'amore tra i due giovani ha resistito anche di fronte alle difficoltà e al dramma. In ogni caso il Vescovo burocrate poteva ufficializzarlo anche davanti a Dio se questo era un loro desiderio, e non credo siano le leggi degli uomini (perché il diritto canonico è stato stilato da uomini) a poter decidere questo. E’ uno dei motivi per cui il Codice di Diritto Canonico va cambiato, come nel tempo la chiesa ha cambiato molto dei suoi dogmi.