martedì 11 marzo 2008

Impulsi ed emozioni relativi alla problematica sessuale nel ragazzo Down

All’inizio il mondo era il Sé sotto forma di una persona.
Si guardò intorno e non vide che se stesso. Dapprima gridò: “Io sono”,
e poi si spaventò; poiché ognuno è atterrito quando è solo
”.
da le UPANISHAD



“La sessualità è un’occasione di crescita personale”.
“È la libertà di prendere decisioni per la propria vita”.
E ancora,
“È una grande organizzatrice della vita umana” (F. Veglia).
“È il motore di tutte le autonomie, di tutte le abilità latenti”(J. Baldaro Verde).
“Privare un essere dell’amore, vuol dire privarlo del piacere di vivere” (A. Mannucci).
“I genitori temono ogni cambiamento sia per l’autonomia sia per quella sessuale” (G. Castelli).
Non v’è dubbio che in tema di sesso e di relazione sentimentale i nostri figli vivono un dramma esistenziale. A vedere la cosa dall’esterno, la gente è scettica e incredula quando nota una coppia di ragazzi disabili passeggiare per le strade. Dall’interno, la fragilità affettiva - caratteristica del ritardo mentale - determina insicurezza e bisogno di protezione e in alcuni casi di forte dipendenza. Questo bisogno è legato alla consapevolezza di non poter provvedere da soli alle proprie esigenze, e di avere a disposizione dei riferimenti concreti nei momenti di necessità. Ancor più triste è sapere che siamo noi genitori a porre dei limiti a questi giovani che manifestano il loro amore per qualcuno; come più volte ho cercato di sottolineare, il motivo principale è in una forma di ignoranza diffusa e di ancestrali preconcetti. Nel mondo contemporaneo, in cui la libertà sta travalicando i limiti elaborati dal buon senso comune, non sempre ci si rende conto che il rapporto d’amore non è solo fare sesso, ma soprattutto un progetto di vita con l’altro, incardinato in un’intesa dove il conforto, l’aiuto e il mutuo scambio di affetto e di amore si intrecciano simbioticamente.
La problematica affettivo-sessuale nei disabili è venuta alla luce molto tardi e pertanto ci coglie tutti impreparati. Se qualcosa sta cambiando, il merito va attribuito a quei disabili che sono riusciti a esprimere le loro esigenze nella globalità di persona.
Anche in questo settore, fu solo negli anni settanta che si iniziò a prendere coscienza del diritto all’amore del disabile; quando cioè cominciarono a essere organizzati una serie di convegni dove veniva denunciata la condizione di emarginazione in cui versavano queste persone.
Il primo incontro storico, peraltro incentrato sul versante dell’handicap motorio, incentrato sul diritto all’eros per i “minorati”, fu promosso da Rosanna Benzi e dalla sua equipe di operatori (11).
Perché possiamo trovare in letteratura qualcosa di specifico e avviare un discorso sul riconoscimento della sessualità nei soggetti con ritardo mentale, dobbiamo però attendere la seconda metà degli anni novanta, anni in cui cominciano a circolare nelle sale cinematografiche dei cortometraggi elaborati da alcune associazioni di famiglie volontarie. Tuttavia, sebbene nel 1999 cinque coppie down ottenessero la palma d’oro a Venezia per la miglior recitazione parlando dei loro sentimenti, del loro amore fatto di slanci, fisicità, desideri, speranze, ancora non si può dire che la loro sessualità sia riconosciuta nel corpo sociale: la tematica restava relegata nel chiuso delle associazioni o nelle tesi di laurea di qualche volenteroso(12).
Da più parti si fa rilevare che la scarsa informazione in merito sia dovuta soprattutto ad un elevato pudore che coinvolge emotivamente gli stessi genitori, e di conseguenza avrebbe indotto il mondo mediatico-scientifico a disinteressarsene, condannando queste creature al ruolo grottesco di eterno bambino. Ma non è così perché è stato accertato che gran parte di questi soggetti, specialmente con disabilità lievi, avvertono abbastanza presto l’esigenza di avere una vita sentimentale autonoma e oggi, più di un tempo, essi rivendicano il diritto a crescere, a scrollarsi di dosso lo stereotipo che li vuole eterni Peter Pan, per raggiungere la massima autonomia possibile e diventare finalmente ‘persona’, tanto che “…qualche volta essi hanno dimostrato anche la capacità di portare avanti un rapporto amoroso con un partner” (13).
A Firenze si conosce una unione matrimoniale fra due giovani down che per seguire uno dei fratelli attualmente risiedono all’estero. “Elena e Mario - mi dice la madre della ragazza - vivono una permanente luna di miele, difficilmente riscontrabile nei rapporti coniugali…”. I casi come Elena e Mario sono molto rari. L’importante è che ci sono. Dobbiamo inoltre constatare che la reticenza con cui questo delicato problema viene affrontato, subisce un forte ‘empasse’ su vaste aree del nostro territorio, per cui troviamo delle disparità abissali da provincia a provincia.
Non a tutti è noto che per superare le resistenze a queste unioni, da pochi anni è intervenuta una legge di rilievo internazionale. Essa prevede di estendere la piena attuazione della Carta costituzionale anche a chi presenta delle disabilità al fine di “eliminare le discriminazioni in tutte le questioni che riguardano il matrimonio, la famiglia, la paternità e le relazioni personali, sulla base di eguaglianza con gli altri, in modo da assicurare ogni diritto in età di matrimonio, sposarsi e fondare una famiglia sulla base del consenso libero e pieno dei contraenti”(14).
Tornando a Fabio, quanto osservato finora (sul desiderio di unione con l’altro sesso) trova conferma in un passo dei primi anni novanta rinvenuto tra le sue carte ‘segrete’ che avevo conservato con cura. Leggo tra l’altro:
“…ho impazienza di crescere perché, una volta diventato maggiorenne potrei andarmene da casa, perché così mi potrei costruire una vita da solo…, una volta trovato il lavoro io mi vorrei sposare…”
E’ chiaro che i disabili mentali hanno bisogno di chi si esprima per loro, perché la loro limitata scaltrezza ed anche il pudore non sempre consentono di manifestare apertamente e compiutamente ai propri genitori certe esigenze, costringendoli a vivere di sogni e di fantasie. Certamente questo è dovuto a problemi organizzativi, ma soprattutto al fatto che non si è mai voluto pensare che anch’essi hanno, come tutti, gli stessi bisogni e istinti.
Chi ha avuto modo di incontrare qualcuno di questi ragazzi avrà sperimentato che il loro approccio è caratterizzato da gesti dal forte significato affettivo con abbracci e baci distribuiti a piene mani, specie quando gli si mostrano delle attenzioni che, oltre ad una richiesta di protezione, principalmente sono gesti che ineriscono la sfera di cui stiamo parlando. Attrazione, innamoramento, corteggiamento, sono sensazioni che ogni essere umano sente sin da piccolo, e meritano grande attenzione. Non a caso Erich Fromm ne “L’arte di amare” dice che il bisogno di amare sorge dalla sensazione di solitudine o di separazione da qualche cosa o da qualcuno che ci attrae.
Se però queste manifestazioni le reprimiamo o le facciamo apparire disdicevoli, rischiamo di aggiungere frustrazione a frustrazione, rabbia e ostilità; la maniera di pensare si distorce, il potenziale creativo andrà perduto dando sfogo ad atteggiamenti passivi e talvolta autodistruttivi. O addirittura, come ci ricorda Primo Levi, produrremo un “individuo infelice e socialmente nocivo”(15).
Giacché la gestione del piacere e del benessere psico-fisico è una conquista importante che coinvolge tutta la sfera emotiva del singolo, domandiamoci innanzitutto come possiamo promuovere, agevolare e gestire i loro slanci viscerali e come aiutarlo ad appropriarsi degli strumenti per realizzare una strada verso l’autonomia affettiva.
Poiché questi ragazzi, in genere, non sono avari nel concedere il loro affetto, di animo nobile e capaci di emozioni profonde, diventa centrale la necessità di procedere ad elidere la dipendenza psichica e fisica dalla famiglia e dal mondo degli anziani per essere inseriti a tutto tondo nel mondo dei coetanei. Ma quando?
È una domanda che ha un ruolo fondamentale sull’equilibrio finale del ragazzo e della famiglia, alla quale la letteratura in materia dà poche risposte pratiche ed esaustive.
Sul versante dell’integrazione sociale, i nostri figli hanno la fortuna di vivere in un Paese tra i più avanzati al mondo - a partire dalla realtà scolastica per finire a quella del lavoro - con una legislazione che fa invidia a molti paesi occidentali, ma, ripeto, su quello affettivo-emotivo il terreno è ancora tutto da esplorare.
Fortunatamente nel modo di affrontare la sessualità specialisti ed operatori all’avanguardia, ai quali compete la diffusione del sapere, ci hanno liberato dall’ignoranza presentando l’amore, l’innamoramento, il rapporto e la funzione sessuale come qualcosa di non disdicevole od osceno. Tuttavia un “sessualismo” presentato come uno strumento di cambiamento positivo delle persone e della società, come certe ideologie oggi di moda propongono, verso una “società erotica” o verso un “sesso mercificato”, diffondono disorientamento nella vita comunitaria, nell’affettività, nell’amicizia, nell’amore e nei rapporti interpersonali, familiari, sociali e spirituali.
Ciononostante, non posso trattenermi dall’indignarmi ogni volta che rifletto a che punto la repressione arriva a sconvolgere e dissipare il gusto dell’Amore, a rendere buffi e vergognosi, immaturi brancolanti inesperti, come stranieri, ispidi esagitati impacciati, o repressi, ansiosi riguardo ad uno dei pochi impulsi innati e naturali che dovrebbe essere accontentato con naturalezza e magari esercitato come il mangiare e il camminare! Per questo, in una visione integrale dell’uomo, è auspicabile dare massima prevalenza al dialogo e magari, se il caso, affrontare l’argomento in comunità ad hoc.
Il sesso - secondo William Kroger, noto psichiatra psicosomatico - è un mezzo che ci offre la gioia in luogo della confusione, la speranza in luogo della disperazione e della solitudine, […] questo di solito avviene col giusto partner e nel momento giusto. Affermazioni chiarissime, ma che ancora non ci offrono alcun indirizzo pratico.
* * *

Perché privare ancora i nostri ragazzi di queste conoscenze?
Chiarito cosa si intende per sessualità ed i suoi effetti, cerchiamo di vedere come può essere affrontato il tema in un debole mentale.
Molte, troppe sono le domande che attendono risposte di ordine neurologico e psicologico prima di poter decidere sul come e quando affrontare tale questione con i nostri ragazzi.
Prima di procedere ad una rapida disamina della tematica, bisogna fare un’ulteriore distinzione tra “fare sesso” e “amare qualcuno”. Nel primo caso, per il maschio, la risposta si risolve in un semplice accoppiamento per il soddisfacimento di un bisogno meramente fisiologico. In tal caso non sorge alcun problema come per qualunque essere vivente, se non quello del rischio di una malattia con una prostituta. Si potrà ottenere un puro e semplice rilassamento fisico che durerà poco ed il più delle volte non sarà gratificante.
Comunque anche in questo caso la problematica resta ancora irrisolta. “E’ lecito favorire l’unione di due persone portatrici di handicap”? A che pro, con quali conseguenze e che cosa si può fare per sostenerla in questo loro bisogno affinché possano vivere quest’esperienza il più serenamente possibile ? si domandano molti psicologi e i pedagoghi moderni. La risposta è sempre la stessa: “Avviarli ad una vita comunitaria”(16).
Nell’altro caso, trattandosi di ‘unione desiderata’ tra due che si amano realmente, le cose si complicano. Poiché l’amore verso qualcuno coinvolge due personalità, se stesso e l’altro, e comprende capacità complesse come responsabilità, dedizione, comprensione, rispetto dell’altro e, nel caso della femmina percezione della disponibilità e quant’altro possa soddisfare un bisogno di protezione, di sacrificio o capacità di coinvolgimento, la domanda da porsi è questa: è pronto, ovvero è in grado un debole mentale a saper gestire queste emozioni? In altre parole, per questo soggetto qual è la sessualità sostenibile? Saprà prospettarsi e progettare un futuro “insieme” dopo essere stato tenuto a lungo sotto tutela?
Pur volendolo (o volendola) assecondare con una convivenza protetta, non si sentirà, ancora una volta, una persona di serie B? Qualora accettasse di essere controllato/a, sarà in grado a sua volta di governare i “moti dell’anima” della persona amata? Come potrebbe reagire nel momento in cui si accorgesse di non essere riamato come egli o ella si era immaginato? Sarà sicuramente preso/a dalla disperazione più di chiunque altro, proprio per la difficoltà di ‘elaborare’ il sentimento del dolore. Circa la percezione del dolore, dai sondaggi emerge chiaramente per tutti gli adolescenti compresi i normodotati, una forte discrasia fra i sessi: per lei mentre il rapporto si traduceva nel piacere di essere al centro dei desideri e l’abbandono il precipitare in uno sconforto esistenziale, per lui l’aver perso l’oggetto dei suoi desideri e l’angoscia di essere lasciato solo.
Poiché l’amore può manifestarsi anche in una forma distorta, di mera conquista, di possesso, ciò non per il sesso in sé, quanto per un falso atteggiamento rispetto al fatto sessuale. Essendo, come accennavo, il rapporto amoroso-sessuale un rapporto emozionale e molto personale, mi domando se un soggetto psicologicamente fragile possa essere in grado di assorbire i colpi delle delusioni.
In tal caso bisognerebbe manifestargli massima solidarietà, mostrandogli di essere vicino ai suoi problemi, principalmente predisponendolo a saper affrontare il ‘dolore’ facendogli capire, tra l’altro, che l’amore è anche causa di sofferenze per chiunque, anche per i più dotati. Se poi si dovesse riscontrare che, nonostante gli sforzi, il ragazzo o la ragazza non riescono a realizzare il loro sogno è necessario prospettar loro con chiarezza che vi sono altre cose che possono dare la felicità, non necessariamente l’unione con una donna o con un uomo. Ciò potrà avvenire solo se sia prefigurato un sistema di compensazione.
E allora, se un trisomico non è realmente in grado di fare fronte all’altro da sé, pena uno sconvolgimento del suo già precario equilibrio emotivo, sarà bene augurarsi che mai provi cosa significhi fare all’amore?
In attesa di indirizzi pratici e di una forte presa di coscienza della famiglia, penso sia opportuno tenerli impegnati in qualche attività gratificante, prima che implodano ripiegando irrimediabilmente su se stessi, così come avveniva nei secoli scorsi per le vergini di famiglie nobili che, prima di essere “contaminate”, venivano spedite in conventi per… “farsi” suore. E, per quanto possibile, si accontentino di guardare con meraviglia l'altro/a, ringraziando il Padre Celeste dell'energia che ha dato loro. Così facendo conosceranno stati di coscienza, di poesia e di grande elevazione, e l'esistenza sembrerà loro più bella e più ricca…
Nel frattempo per mio figlio, confortato dal suo consenso, ho pensato di contattare un’Associazione che sta sperimentando degli incontri di ‘aggregazione amicali’: un club ad hoc denominato “Stasera esco” con lo scopo di mettere in contatto ragazzi e ragazze con disabilità di diversa natura. L’idea di creare un gruppo d’incontro mirato e far vivere momenti comunitari in diversi contesti, che di volta in volta, gli stessi protagonisti decidono, è sicuramente la via migliore, ma si è rivelato un metodo poco pratico.
Nonostante fossero previsti la mediazione di un professionista del settore e incontri periodici sulle emozioni a richiesta degli interessati che di volta in volta sarebbero emerse nei briefing di gruppo, per ragioni a me oscure, dopo alcuni incontri Fabio ne è uscito fuori. La stessa sorte per una ragazza che ora lavora nel ristorante dove Fabio è inserito: segno che l’argomento sessuo-affettivo non è ancora maturo, e per i ragazzi è sentito come un fattore di cui non parlare, tanto da ritenere più gratificante un impegno concreto nel sociale.
C’è addirittura chi pensa di aprire delle “Agenzie matrimoniali per disabili mentali”(17). Tutti questi esperimenti se non sono supportati da una forte presa di coscienza della società, delle famiglie e degli operatori, saranno destinati al fallimento, o al più a sopravvivere come fiore all’occhiello per aver promosso qualcosa di originale.
Dovremo concludere che, finché non riusciremo a superare i nostri timori ed essere in grado di offrire loro delle opportunità, i nostri figli lotteranno con poche speranze alla ricerca dell’affetto di un estraneo, in quanto istintivamente sentono che solo da esso dipenderà la possibilità di arrivare ad un più completo sviluppo della loro personalità, come realtà fondamentale della loro vita.

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14. Il 3 marzo 2009, con Legge n. 18 il Parlamento italiano ha ratificato e reso esecutiva
la Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006. http://www.normattiva.it/
15. “La valle del Guerrino”, Einaudi 1981, pag. 205.
16. G. Castelli e V. Mariani, “L’educazione sessuale delle persone disabili”, Ares, Milano 2005, pag 108.
17. Reuven Feuerstein, “La disabilità non è un limite”, Libri Liberi, Firenze 2005, p 229.

da: F.Pugliarello, "Fabio lo specchio nascosto", CET Edizioni, Firenze 2009

martedì 12 febbraio 2008

Bimbo di italiani rifiutato all’asilo per far posto ai figli degli immigrati clandestini

Rivolgo una calorosa raccomandazione al prossimo governo che, speriamo, sia il “Popolo della Libertà”.


E’ indispensabile che il prossimo Governo ed il Parlamento ridefiniscano puntualmente le regole sull’INTEGRAZIONE DEGLI EXTRACOMUNITARI, laddove in tutti gli Stati d’Europa è fallita (tranne che in Germania), partendo dai principii che le ispirano. Il problema, di cui al titolo, viene sollevato da Carlo Panella su l’Occidentale on-line di oggi, allorché il comune di Milano ha rifiutato l’iscrizione alla scuola materna ad un bambino italiano, figlio di italiani (sarà suo figlio o il suo nipotino poco importa), mentre viene concessa via libera ai figli degli immigrati clandestini… Fatto sta che questo bambino non potrà accedere in alcuna materna di Milano perché lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di quella città.

E’ la lampante conseguenza del vuoto normativo che governi ideologici ci hanno lasciato in eredità, concedendo così campo libero ai giudici dei Tribunali di decidere a loro piacimento, i quali a loro volta hanno per riferimento unicamente una direttiva europea, la “Convenzione dei diritti del fanciullo dell’Onu”. Si noti che la ratifica del Governo italiano è avvenuta solo ed unicamente relativamente all’abuso sessuale e allo sfruttamento sessuale (cfr.: Legge 11 marzo 2002 n. 46)
Una follia normativa quella di delegare alle Amministrazioni comunali (senza alcuna cabina di regia, senza alcun riferimento normativo del Parlamento), sì da creare il caos tra gli 8.000 e passa Comuni che, come sappiamo, si stanno regolando a loro piacimento tanto che alcuni lo consentono ed altri no, là dove non vale per i figli degli italiani che ne godono solo dalle elementari in su. Si badi bene, la circolare della Moratti non aveva affatto criteri fiscali, ma prevedeva totale discrezionalità alle scuole materne in attesa di regolarizzazione e che riguardava – salvo discrezionalità per ragioni umanitarie - solo e unicamente i bambini figli di clandestini non regolarizzabili. Come sempre, il vuoto normativo è stato prontamente riempito dalla magistratura che si è messa a legiferare, imponendo criteri tanto politically correct quanto dannosi.

Giustamente il Panella, molto civilmente, si domanda: come può il magistrato di Milano confondere l’enunciato di una Convenzione con una norma legislativa? E’ errore drammatico, di gravità eccezionale che avrà affetti sempre più dirompenti.
L’Italia è ormai un paese a immigrazione forte e matura, “mentre la sinistra si balocca nella demente illusione che il problema vada affrontato regalando soldi e moschee a imam che si rifiutano persino di dare la mano a una donna”. Una politica che ha fornito un “privilegio” di attenzione agli immigrati musulmani assolutamente immotivato rispetto agli immigrati cristiani o di altre fedi, che permette ai filo fondamentalisti e antisemiti dell’Ucoii di lucrare ampi profitti.
Se questi sono i fatti, io con lui concludiamo che è l’ennesima tegola caduta sulla testa dell’infaticabile Berlusconi che dovrà prendere il dossier in mano e svilupparlo con urgenza sin dalla prossima legislatura.
Francesco Pugliarello

lunedì 11 febbraio 2008

Una poesia. " A GESU' CRISTO"

"A gesù Cristo"

(Una boccata di ossigeno nell’asfissiante presente dalla mia cara amica).


Sulle grige pareti della scuola
quand’ero ancor piccina io ti vidi,
figura uscita da una triste fola;

per me arrivavi da lontani lidi.
Col passare degli anni, nel mio cuore
entrasti di soppiatto e poi m'avvidi

che in croce fosti messo pel tuo amore,
per riscatatre l’uomo dal peccato
e ricondurlo al Padre dalle’rrore.

Chi vien dall'ingiustzie calpestato
trova rifugio in te come in un porto;
pur l'uomo dalla malattia provato,

cerca tra le tue braccia il suo conforto.
Nei genocidi dell’eterna guerra
sei colui che rimedia ad ogni torto.

Chi t'ama gira per valli e monti,
pianure e tutti gli angoli del mondo
a mostrar della pace gli orizzonti;

ma se ti cerca pure un errabondo,
non va lontano e ti ritrova sempre
in ogni creatura sofferente.

Rosa Pia Vermiglio Negro (da: “La mia strada”, IPS Ovada, 1998

domenica 10 febbraio 2008

Handicap: la sfida dei "Ragazzi di Sipario"

– Un esempio che merita essere replicato -

La sfida lanciata appena tre mesi dall’apertura al pubblico del ristorante “I ragazzi di Sipario” a conti fatti pare stia vincendo. Il ristorante, esperienza unica in Italia, gestito da ragazzi con disabilità intellettiva e sensoriale che si chiama “I ragazzi di Sipario” ogni giorno fa il pienone. E’ situato nel cuore di Firenze, in quel borgo che nell’alto medioevo era fuori dalle mura. Il quartiere è noto per aver dato i natali a Vasco Pratolini dove, proprio in quell’antico quartiere, svolse per un certo tempo l’attività di cameriere di ristorante, divenendo poi famoso col romanzo “Le ragazze di San Frediano”.

Sarà il costo contenuto per un pranzo completo (10 euro), sarà la gioiosa atmosfera familiare che in esso si respira, fatto sta che il ristorante da 40 coperti già viaggia a pieno regime. In esso ci lavorano 17 ragazzi entusiasti di questa attività, coordinati da un “maitre” e da uno “chef” professionali. La brillante idea partorita dalla fervida mente di una famiglia, anch’essa colpita dello stesso “problema”, col sostegno della Cassa di Risparmio, ha lo scopo di avviare i ragazzi al mondo del lavoro, dando loro la meritata dignità di persone capaci. Quasi tutti provengono dalle scuole alberghiere o sono stagisti.

I ragazzi, animati da spirito di squadra e volontà di apprendere, accolgono i clienti del quartiere ma anche turisti, tanto che periodicamente i più dotati, seguono lezioni di inglese sul posto. Varcare la soglia del ristorante in via dei Serragli 104 per me ha significato entrare a contatto con un mondo in cui ogni disabilità è superata dai sorrisi e dall’impegno che questi giovani mettono nel loro lavoro.

In breve tempo questo “endroit” è diventato anche un luogo di aggregazione dove cordialità, calore umano, ambiente ospitale e convivialità rievocano il piacere di un tempo: quello di stare insieme, creando nuove possibilità di socialità legata al momento del pasto. Il progetto, secondo il presidente Marco Martelli Calvelli, ha un duplice scopo: rendere questi ragazzi protagonisti del proprio destino e mettere fine all’epoca dell’assistenzialismo dove il disabile è visto come soggetto passivo di solidarietà .
Il nobile fine che si propone una tale iniziativa, può rappresentare uno dei tanti esempi di imprenditorialità da poter essere replicata in ogni ambito del nostro Paese.

Francesco Pugliarello

sabato 2 febbraio 2008

Kamikaze Down, ORRORE E INCREDULITA'

Perché tra i tanti storpi e handicappati che questi infami governi con la loro politica repressiva e misogina hanno prodotto, preferiscono usare persone Down? Perché nessuno accetta più di suicidarsi per la loro infame causa terrorista? No, assolutamente no, non è così, perché stanno pescando tra coloro che non torcerebbero una zampa ad una mosca, tra coloro che chiedono ed offrono amore in questo mondo di infami, tra coloro che non conoscendo odio e rancore verso alcuno, possono fare il loro gioco.

Per la nostra mentalità, plasmata da una fede e da una cultura diametralmente opposte alla loro, è un debito che dobbiamo al rispetto all’essere umano, specie quando trattasi degli “ultimi”, perché è da essi che traiamo la linfa vitale e pertanto ci procura orrore, e non poco, quando degli ignari ragazzi o ragazze vengono usati come carne da macello per occultare le nostre debolezze umane.

Perciò l’odio verso questi esseri fragili e indifesi è odio contro sé stessi, contro l’incapacità di reagire ai soprusi perpetrati nei secoli contro la stessa razza umana. Non oso più chiamarli bestie coloro che usano persone Down per il proprio tornaconto, ma LARVE UMANE, peggio dei nazisti che, almeno torturavano senza procurare stragi di innocenti sulle pubbliche piazze.

Non ci posso credere. Una signora musulmana dell’Arabia Saudita, sociologicamente preparata, tempo fa mi confidava che proprio le persone affette da sindrome di Down ( o trisomia 21) nei paesi musulmani vengono considerate addirittura “un’icona, perché esseri innamorati della vita” e mi testimoniava che proprio verso questi soggetti il popolo arabo-musulmano ha una grande venerazione, non foss’altro che per la tenerezza che suscitano in chi li avvicina, tanto che, nella loro cultura sono protetti e considerati “saggi”, ovviamente “la tipica saggezza di chi vive lontano… dalle bassezze umane”.

Se risulta al vero quanto mi testimoniava questa signora, ora attendo la reazione della gente di fede musulmana, non solo di Magdi Allam che ha stigmatizzato questa atrocità oggi al TG1. Se ciò non avverrà, sarà per me ancor più fondata la convinzione che il musulmano, a qualunque nazionalità appartenga è un popolo di gente pericolosa e ipocrita.

Francesco Pugliarello